Descrizione
Quest’opera è un manifesto del genio modernista di Carlo Scarpa, un pezzo che segna un punto di rottura e di innovazione radicale nella storia del vetro di Murano. Realizzato su disegno dell’architetto, questo vaso sposta l’attenzione dalla forma soffiata alla trama della superficie.
Il soggetto è un vaso dalla forma organica, bi-lobata, detta “Doppia Zucca” o, come lei suggerisce, “Bagigio” (che in veneto significa “nocciolina, arachide”), un richiamo alla sua forma sinuosa e naturale. Il vetro stesso è di un verde smeraldo profondo, puro e saturo.
Il cuore assoluto, il protagonista dell’opera, è la finitura della superficie, nota come “Battuto”. Questa non è una tecnica a caldo, ma una complessa e faticosissima lavorazione a freddo. Dopo che il vaso è stato soffiato e perfettamente raffreddato, l’opera passa alla “moleria”.
L’artigiano, seguendo il disegno di Scarpa, interviene con una mola (una ruota abrasiva) per incidere a mano l’intera superficie, creando migliaia di piccole sfaccettature irregolari, come le tracce di un martello su un metallo.
Osservando l’opera, si nota il contrasto fondamentale che definisce il pezzo: la forma soffiata è morbida, fluida e organica; la finitura “Battuto” è dura, geometrica, quasi brutalista. Questa texture non serve a decorare, ma a ridefinire l’oggetto:
Atomizza la Luce: La superficie sfaccettata rompe il riflesso, cattura la luce e la diffonde, dando al vetro un aspetto “ghiacciato” o “martellato”.
È Tattile: Trasforma il vetro da materiale liscio e algido a superficie ruvida, tattile, che invita al tocco.
Satura il Colore: La luce intrappolata nelle incisioni fa vibrare il colore verde dall’interno, rendendolo ancora più profondo e denso.
È un pezzo da collezione museale che riassume la ricerca di Carlo Scarpa: l’ossessione per la superficie, il dialogo tra la materia e la luce, e la fusione tra un’antica sapienza artigiana e una visione architettonica rigorosamente moderna




